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Anelli sigillo, la storia.

Anelli sigillo, la storia.
L´origine degli anelli sigillo è antichissima, addirittura di epoca egizia. L’anello recava sul castone il segno distintivo del suo proprietario che se ne serviva per apporre la sua firma con un´impronta sulle tavolette di cera abitualmente usate per la scrittura. Tale funzione si è conservata nei secoli.
Chi non poteva usare stemmi araldici, utilizzava le proprie iniziali per contraddistinguere e "personalizzare" il sigillo di lettere e quant´altro.

Dal Medio Evo in poi veniva regolarmente utilizzato da nobili e sovrani per imprimere il sigillo di chiusura e di convalida di bolle ed editti.
Vedi figura 1 e figura 2
Il cerimoniale pontificio prevedeva, immediatamente dopo la morte del Papa, la distruzione dell´anello a sigillo recante lo stemma del Santo Padre, e ciò per evitare, come avvenne in passato, l´approvazione di atti postumi di cui non si poteva chiedere conto al Papa, essendo defunto.

Fig.1 Incisione artigianale nell'arte orafa. Click sull'immagine per lo zoom

Fig.2 - Sigilli in cerallacca con stemma araldico di famiglia. Click sull'immagine per lo zoom

Anelli sigillo famosi.
L'anello del Pescatore o piscatorio (lat.: Anulus piscatoris) fa parte ufficialmente delle insegne del papa, che la Chiesa cattolica identifica come il successore di San Pietro, il cui mestiere era quello di pescatore. L'anello del pescatore è un sigillo utilizzato fino al 1842 per sigillare ogni documento ufficiale redatto dal papa, o da lui controfirmato.
L'anello, che viene fabbricato in oro per ciascun nuovo pontefice, riporta un bassorilievo di San Pietro che pesca da una barca. Lungo il bordo dell'immagine viene incisa l'iscrizione con il nome del pontefice.
Durante il rito dell'incoronazione (che - a partire dall'elezione di papa
Giovanni Paolo I - è stato sostituito dalla solenne Messa crismale di inizio del Pontificato) il cardinale decano lo infila al dito della mano destra del nuovo papa. Alla morte del papa, l'anello del pescatore viene distrutto dal cardinale camerlengo alla presenza degli altri cardinali, utilizzando un martelletto d'argento: viene prima incisa una croce con uno scalpello e successivamente con il martello viene rotto e poi conservato nei musei vaticani come reperto. L'azione, che una volta era intesa a prevenire l'uso del sigillo per retrodatare degli atti, oggi ha il significato di sottolineare che nel periodo di sede vacante nessuno assume le prerogative proprie del Sommo Pontefice.
Una lettera scritta da papa Clemente IV al nipote Pietro Grossi nel 1256 fa per prima menzione dell'anello del pescatore, utilizzato per sigillare tutta la corrispondenza privata, per mezzo della pressione dell'anello sulla ceralacca riscaldata e fusa sulla carta. Gli atti pubblici, invece, recavano un sigillo in piombo fuso sul documento stesso. Tali documenti prendevano il nome di bolla papale, dalla bolla di piombo che vi veniva apposta. L'utilizzo dell'anello del pescatore cambiò durante il XV secolo, quando se ne conosce l'uso per il sigillo apposto sui documenti detti brevi.
Tale pratica cessò nel 1842, quando la cera con il nastrino in seta impressa con l'anello del pescatore cedette il posto ad un timbro con inchiostro rosso. La tradizione dell'anello deriva sicuramente dai monarchi medievali, ai quali i sudditi mostravano rispetto e deferenza con il bacio dell'anello.
L'anello piscatorio viene indossato dal Papa nel dito anulare destro.
Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera. Wikipedia Anello del pescatore

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Incisioni artigianali, uno scorcio del laboratorio di Stefania Nicastro.

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