logo FB logo logo logo
logo
L'araldica e l'arte orafa.

L'araldica e l'arte orafa
(tratto da GUIDE PRATICHE MONDADORI - LORENZO CARATTI di VALFREI)
Per parlare di araldica, è indispensabile conoscere prima il significato dei diversi termini che potremo incontrare nel corso della descrizione di questa materia.
Il vocabolario araldico è particolarmente ricco e sovente comprende parole anche molto strane.
Figura 1 - Agli inizi gli stemmi sugli scudi servivano a individuare la provenienza di ogni guerriero


Tuttavia, in questa prima fase di carattere introduttivo, i termini più usuali che potremo incontrare sono quelli di: araldica, blasone, arma, stemma e stemmario. Vediamo, quindi, insieme, quali sono i significati più usuali da attribuire a questi termini.
L'Araldica
E’ la disciplina che insegna a comporre le armi. E’, quindi, la disciplina che ci spiega come si deve costruire uno stemma. Proprio per questa sua particolare caratteristica di creatività e di fantasia, più che di "scienza" araldica, un tempo si preferiva parlare di "arte" araldica.

Fig1 Agli inizi gli stemmi sugli scudi servivano a individuare la provenienza di ogni guerriero

Fig2 lato sinistro - Stemma reale dei Savoia - Fig2 lato destro - Stemma della famiglia della Gherardesca di Pisa: quella cui apparteneva il Conte Ugolino.

Per quanto concerne, invece, l’origine del termine araldica, questo deriverebbe dalla parola "araldo" - che significa "messo" - originata, a sua volta, dal germanico HARIOWALDUS nome che starebbe a indicare l’ufficiale di un’armata, oppure colui che conosceva tutti gli dei di una stirpe e le famiglie alle quali essi appartenevano.
Blasone
E’ la disciplina che insegna a comprendere il significato delle armi, e a descriverle correttamente, in termini araldici. Ovviamente a comprenderle e a descriverle sulla base di quelle precise regole araldiche che apprenderete più avanti nel corso della descrizione della materia.

Arma
E’ il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni, che servono ad individuare una persona, una famiglia, o un ente. In altre parole, arma è sinonimo di "stemma".
Per quanto concerne la sua più probabile derivazione etimologica, il termine arma deriverebbe da "armatura": proprio a motivo del fatto che i primi stemmi venivano solitamente dipinti sugli scudi dei cavalieri; scudi che facevano parte, con la corazza, l’elmo, gli schinieri, i bracciali, ecc., dell’armatura degli antichi guerrieri.

Stemma
E’ il termine moderno di arma. La più probabile origine di questo nome è la seguente: deriverebbe dalla parola greca stemmata, che starebbe ad indicare le corone d’alloro con le quali i greci solevano adornare le immagini dei loro antenati.
Stemmario
E’ una raccolta di riproduzioni di stemmi, contenuta in un manoscritto o in un’opera a stampa. L’origine di questo termine e del tutto evidente: deriva dalla parola stemma.

Blasonario
E’ un catalogo di stemmi: ossia una raccolta, solitamente alfabetica, di descrizioni araldiche di stemmi famigliari. Sulla base di quanto affermano i più autorevoli studiosi di araldica, gli stemmi deriverebbero, a partire dall’Xl secolo, dagli emblemi che venivano riprodotti sulle bandiere degli eserciti medioevali, per identificare i soldati di un determinato feudatario.
E tutto ciò, per una comprensibilissima motivazione di carattere pratico. Dal momento che i guerrieri, in quel tempo, erano ricoperti dalle loro armature, non era possibile in alcun modo identificarli, nel corso della

battaglia: da ciò, la pratica necessità di poterli individuare mediante la riproduzione di un emblema araldico, sulla bandiera del loro vessillifero.
Emblema araldico che, solitamente, era quello del territorio soggetto a quel determinato feudatario. Tutto questo al duplice scopo di consentire ai comandi militari la immediata individuazione della dislocazione delle truppe in campo nel corso di una battaglia, e ai singoli combattenti la possibilità di riunirsi intorno al proprio capo, ed evitare, quindi, la dispersione delle diverse unità durante il combattimento.

Fig.3 Lato sinistro Forme degli scudi - Lato destro - Il disegno dello scudo.

Col passare del tempo, e, più precisamente, nel XII secolo, questi emblemi araldici passarono dalle bandiere sulle armature dei guerrieri: in particolare, sugli scudi dei soldati. Alla morte del feudatario, il territorio a lui soggetto passava generalmente al figlio; che, proprio in quanto tale, era solito innalzare lo stesso emblema territoriale del padre.
In altre parole, l’antico stemma del territorio, diventava nel tempo lo stemma della famiglia del feudatario cui era assoggettata quella determinata terra: con la conseguenza che tutte le famiglie che avevano in feudo un determinato territorio, vennero a possedere un loro stemma famigliare.
LE PARTI DELLO STEMMA DI UNA FAMIGLIA
Quando parliamo di stemmi o, meglio ancora, quando ci domandiamo a chi possa spettare uno stemma, dobbiamo tenere presente un concetto semplice, ma molto importante: e cioè che gli stemmi, come già si è visto, possono spettare o a delle persone, oppure a degli enti.
Per quanto concerne le persone, gli stemmi possono riferirsi: o a dei singoli individui (e in questo caso parleremo di stemmi “personali"); o a tutti indistintamente i componenti di una determinata famiglia (e in quest’altro caso potremo parlare di stemmi "famigliari"). Per quanto concerne, invece, gli enti, gli stemmi potranno riferirsi: o a degli enti di carattere territoriale (Regioni, Province, Comuni, Città); o a degli enti di carattere morale (banche, fondazioni, accademie, ecc.); oppure a dei corpi militari dello Stato.
Prima di passare a descrivere, sistematicamente, tutti i diversi tipi di stemmi relativi a ciascuno di questi differenti soggetti riteniamo tuttavia indispensabile dedicare una parte della nostra trattazione a tutte le diverse parti. Perché mai si è detto che verranno ora illustrate le singole parti di cui "può" essere composto uno stemma, e non di cui "deve" essere composto uno stemma? Per un motivo molto semplice: perché non esiste in araldica una regola precisa che stabilisca quali parti di uno stemma debbano considerarsi come parti essenziali, e quali altre parti non debbano considerarsi come essenziali.
A questo proposito le opinioni degli araldisti sono le più diverse fra loro. C’è chi dice che le parti essenziali siano solamente tre: lo scudo, l’elmo e la corona; per contro, altri sostengono che le parti ritenute essenziali siano invece molte di più.
Si tratta di una questione puramente dottrinale e pertanto non ci deve interessare più di tanto. Per noi È: solo opportuno sapere che la questione è dibattuta fra gli studiosi, fermo restando il nostro personale convincimento che l’unica parte davvero essenziale di uno stemma è costituita dallo scudo.
Considerato, come abbiamo ora accertato, che gli stemmi possono riferirsi, o a delle persone, oppure a degli enti, sarà opportuno prendere in esame, uno dopo l’altro, tutte le diverse parti di uno stemma famigliare, e poi, successivamente, tutte le diverse parti dello stemma di un ente territoriale o morale.
Scudo
E’ il pezzo più importante dell’armatura degli antichi cavalieri. Araldicamente, è la parte più interessante di tutta l’armatura, in quanto - come già si è detto - su questo scudo veniva un tempo riprodotto lo stemma del cavaliere che lo imbracciava.
Questa osservazione ci offre l’opportunità di precisare subito un’importante regola araldica che occorre sempre tenere presente quando si legge la descrizione di uno stemma. Dal momento che il cavaliere reggeva lo scudo su un braccio, la parte sinistra dello scudo, per il cavaliere, corrispondeva al lato destro del]’arma, per la persona che gli stava di fronte.
ln conseguenza di questa semplice ed evidente constatazione, quando, in araldica, sentirete parlare del lato, ad esempio, sinistro di un’arma, dovrete sempre riferirvi alla parte destra dello scudo che avete di fronte a voi; e viceversa.
Elmo
E’ costituito da quella parte dell’armatura che protegge il capo del cavaliere. Considerato che il cavaliere, per proteggersi dai colpi degli avversari, doveva necessariamente alzare lo scudo fin sotto il suo elmo, senza peraltro coprirlo, per consentirgli la necessaria visuale, l’elmo viene normalmente collocato sopra il lato superiore dello scudo.
(A questo riguardo, in araldica potrete, a volte, anche sentir dire che l’elmo "timbra" lo scudo).
Corona
Costituite da dei cerchi bruniti, rabescati e gemmati e sormontati da perle o da foglie di acanto, le corone, collocate, in araldica, sul lato superiore dello scudo, oppure sopra l’elmo, indicavano il titolo e la dignità del cavaliere che le portava.
Svolazzi
Erano costituiti da dei pezzi di stoffa, dei colori dello scudo, che scendevano dalla coppa dell’elmo del cavaliere, probabilmente per proteggerlo dai raggi solari che avrebbero potuto arroventare la lamiera del suo elmo.
Cercine
E’ costituito da un pezzo di stoffa attorcigliata, dei colori dello scudo, posto sulla cima dell’elmo, che, molto probabilmente, aveva la funzione di trattenere, sull’elmo, gli svolazzi che lo coprivano.
Penne
Costituite da penne di struzzo o di pavone, che andavano collocate sopra l’elmo di solito in numero dispari, avevano una funzione esclusivamente estetica: quella di ornare l’elmo del cavaliere.
Marito
Collocato dietro lo scudo, con funzione puramente decorativa, il manto deriva probabilmente da un allargamento e da una estensione dei lambrecchini che ornavano l’elmo del cavaliere.
Cimiero
Figura, che di solito rappresenta plasticamente uno degli emblemi contenuti nello scudo. Posto sopra l’elmo, aveva probabilmente più funzioni: quella, anticamente, di cercare di impaurire il nemico, con la sua forma bizzarra e fantasiosa; quella di farsi riconoscere nel corso delle mischie; e, non ultima, anche quella di riparare i colpi che il cavaliere poteva ricevere sull’elmo.
Motto
Sono dei brevi detti, scritti solitamente in lettere maiuscole romane, su delle strisce bifide e svolazzanti, poste sotto la punta dello scudo. La probabile origine storica di questi motti, a detta di alcuni studiosi, è piuttosto curiosa: sarebbero delle strisce di stoffa che adornavano, con dei detti arguti, i vessilli dei cavalieri esposti alle finestre delle locande dove questi alloggiavano durante lo svolgimento dei tornei.
Grido di guerra
Trasposizione sullo stemma del grido che i soldati lanciavano nel momento dell’assalto.
Sostegni
Sono degli oggetti o delle figure di animali che, posti all’esterno e a fianco di uno scudo, hanno la funzione di reggerlo.
Tenenti
Sono delle figure umane che, poste anch’esse all’esterno e a fianco di uno scudo, hanno la funzione di sorreggerlo.
Ornamentazioni
Sono dei fregi araldici, costituiti da cordigliere, ghirlande e rami di piante che ornano, cingendolo, uno scudo femminile.
Distinzioni di dignità
Sono delle ornamentazioni esteriori dello scudo, che hanno la specifica funzione di identificare la carica o l’ufficio del titolare di uno stemma.
Lo SCUDO
Lo scudo, in araldica, è il fondo sul quale sono disegnate le partizioni, le figure e le diverse pezze araldiche. ll fondo dello scudo, araldicamente, prende il nome di "campo".
Forme dello scudo
Lo scudo non ha sempre avuto la stessa forma; questa, infatti, ha subito diverse variazioni durante il volgere dei secoli.
E ciò, per un motivo molto comprensibile: l’araldica, anticamente, più che una scienza, era un’arte e, proprio in quanto tale, essa, nel tempo, subiva gli influssi artistici della moda delle diverse epoche.
Proprio in conseguenza di questo fenomeno, la forma dello scudo ha subito delle successive, e a volte assai notevoli, variazioni, adeguandosi, di volta in volta, al predominante gusto artistico del momento.
E ciò, specialmente quando, perduta l’antica caratteristica di armadi difesa, lo scudo divenne sempre più solamente un simbolico emblema di carattere ornamentale.
Ecco, quindi, le principali forme degli scudi esistenti in araldica.(vedi fig. 3 lato sinistro)
Scudo triangolare, o normanno: è lo scudo dal quale sono successivamente derivati tutti i restanti scudi araldici. Di forma triangolare, e di grande dimensione, lo scudo triangolare aveva il compito di proteggere, praticamente, tutto il corpo del guerriero. Lo scudo triangolare è tipico del Xll e del Xlll secolo.
Scudo gotico antico: è uno scudo più piccolo del precedente, che finisce a punta, ma di forma assai simile a quella di un triangolo equilatero. Una variazione di questo tipo di scudo è quella in cui i suoi due lati risultano paralleli fra di loro fino a metà dell’altezza dello stesso, unendosi, poi, in punta, con due linee curve. Lo scudo gotico antico è tipico del XIV secolo.
Scudo a targa, o inglese: è uno scudo che porta, negli angoli superiori, una o due punte sporgenti. Era lo scudo che veniva particolarmente usato nei tornei: infatti, questo con sentiva il passaggio della lancia del cavaliere nella tacca posta nella sua parte superiore. Tipico della nobiltà inglese, che tuttora ne fa uso, lo scudo a targa venne usato specialmente nel XV secolo.
Scudo semirotondo, o gotico moderno: è uno scudo che assomiglia molto alla lettera U e risulta essere stato tipico del secolo XV.
Scudo ovale: è lo scudo che ha la forma di un uovo. Tipico, come vedremo, delle armi femminili, lo scudo ovale ebbe la sua maggior fortuna nel secolo XVI.
Scudo rotondo: è lo scudo che ha la forma di un cerchio. Risulta essere stato il più tipico del XVI secolo.
Scudo sannitico, francese, o moderno: è uno scudo piuttosto simile a quello gotico moderno, a forma di U; se ne differenzia tuttavia, in quanto hai due angoli inferiori arrotondati ed in fondo una punta. Per l’ampiezza del suo campo e per la conseguente comodità a riprodurre su di questo le diverse figure, è forise la forma di scudo più usata in araldica. Risale 211 XVI secolo .
Scudo sagomato: con questo nome vengono definiti tutti quegli scudi le cui sagome laterali, per inserimento di anse, curve e spigoli, vengono ad assumere dei contorni di particolare pregio estetico. Lo scudo sagomato è tipico del XVII secolo.
Scudo accartocciato:è quello che ha la forma di un foglio di carta accartocciato. Questo particolare tipo di scudo risulta essere tipico del XVII secolo.
Dimensioni dello scudo
Lo scudo araldico ha delle dimensioni ben precise. Individuata, a piacere, un’unità di misura di lunghezza, denominata "modulo", lo scudo araldico deve avere, oggi, le seguenti dimensioni:
- larghezza (ossia la distanza compresa fra i due lati, sinistro e destro, dello scudo): 7 moduli;
- altezza (ossia la distanza compresa fra il lato superiore dello scudo e l’estremo della punta inferiore): 9 moduli
Come disegnarlo
Se vorrete costruire graficamente un corretto scudo araldico - magari uno scudo di tipo gotico moderno, che è uno dei tipi più usati in araldica - dovrete procedere nel modo seguente. (Vedi fig. 3 lato destro) Tenendo presente la figura, individuate, a piacere, una lunghezza, che sarà il vostro "modulo"; disegnate, quindi, un segmento orizzontale A-B lungo 7 moduli, che costituirà il lato superiore dello scudo.
Dalla metà di questo segmento (os sia dal punto H) fate poi scendere verticalmente verso il basso un segmento verticale H-C lungo 9 moduli. A questo punto, partendo dai due estremi del lato superiore del vostro scudo, ossia dai punti A e B, fate scendere due uguali segmenti verticali, verso il basso, (A-D, B-E), ciascuno della lunghezza di 4,5 moduli (la prima parte dei due lati del vostro scudo).
Con un compasso centrato nel punto inferiore del segmento verticale lungo 9 moduli (ossia nel punto C), e con un raggio che raggiunga i due estremi inferiori dei due segmenti lunghi 4,5 moduli (ossia i due punti D, E), tracciate quindi un arco di circonferenza D-E. Fate poi sottendere, sotto questo arco di circonferenza, una corda (F-G) della lunghezza di 4,5 moduli, ed individuate quindi i due punti F, G in cui questa corda si interseca con l’arco.
Centrate, quindi, il vostro compasso in questi due punti F, G, e con raggio opportuno (F-C, G—C), potrete tracciare, infine, le due parti inferiori, curve (D-C, E-C) dei due lati del vostro scudo.
Vi sembrerà, forse, sulle prime, una costruzione un po’ difficile; ma se rileggerete attentamente le istruzioni che vi sono state date, potrete constatare che si tratta di una costruzione non particolarmente complicata.
Attenti ai lati!
Come forse vi ricorderete, lo scudo araldico, fra le altre sue caratteristiche, ne ha una che è davvero particolare: inverte il nome dei suoi lati.
In cosa consiste questa inversione? Consiste nel fatto che il lato sinistro dello scudo, per chi osserva uno più diffuse in araldica.
Giunti a questo punto della nostra trattazione, sarà opportuno fare un breve passo indietro. Quando abbiamo incominciato a parlare delle partizioni araldiche, avevamo detto che queste altre non erano se non delle suddivisioni dello scudo, ottenute mediante l’inserimento nel suo campo di alcune linee; linee che, fino a questo momento, abbiamo sempre e solo considerato come rette.
Ma, nella realtà, queste linee divisorie sovente non sono rette e si presentano spesso con delle fogge fra loro molto diversificate .
(segue, rimanete aggiornati su www.stefanianicastroincisioni.it !)
e non dimenticare di acquistare lo splendido libro sulla araldica di LORENZO CARATTI di VALFREI
(tratto da GUIDE PRATICHE MONDADORI - LORENZO CARATTI di VALFREI)