La tecnica di incisione delle pietre dure

Lo studio degli intagli è chiamato glittica, e deriva dalla lingua greca (marcare, incidere sopra le pietre dure). Si possono però distinguere due sistemi differenti di incisione delle pietre.
Il vocabolario araldico è particolarmente ricco e sovente comprende parole anche molto strane.
Il trasformare le pietre dure in elementi di magia implica una tecnica che presuppone la conoscenza del lavoro di incisione delle stesse e per di più la stessa mano dell’intagliatore conoscevano il segreto della magia.
Gli intagli si dividevano in tre grandi categorie:
- sigilli di proprietà, di tradizione orientale;
- anelli o amuleti;
- talismani.
Parlando più dettagliatamente dell’arte dell’incisione delle pietre dure, questa si può ascrive tra le più antiche e tramandate tecniche del mondo antico. L’incisore lavorava duramente le pietre semipreziose con strumenti che noi conosciamo solamente dalla descrizione degli autori antichi.

L'araldica e i gioielli, incisioni su anelli chevalier di stemmi nobiliari e araldici - Creazione Stefania Nicastro.


Ma il modo di intaglio dettagliato di questo tipo di pietre è piuttosto arduo da comprendere. Ci sono però due modi per comprendere il modo di intaglio nell’epoca antica. Il primo prevede l’osservazione minuziosa della pietra (attraverso l’uso di macrofotografie di alta qualità), il secondo tenta invece di prendere in considerazione il lavoro degli incisori moderni. In questo modo si può ricostruire il lavoro dell’incisore e gli strumenti utilizzati.
Questi sono la tavola nella quale si fissava il tornio veloce (ma questo aspetto è in dubbio), mosso con un pedale connesso con una ruota e una puleggia e una serie di punte metallicche con teste diverse che, inseriti nel tornio, venivano utilizzate quando vi era il bisogno. Forse non era la tavola ad essere fissata sul tornio, ma la pietra stessa, alla quale si accostava il trapano. Si usavano, come detto, differenti punte di trapano di ferro, chiamate tritus, che però si deterioravano subito, e per evitare questo si doveva utilizzare della sabbia finissima e di qualità molto pura che fungeva da abrasivo sopra la pietra.
Le punte del trapano erano tra l’altro bagnate con olio e polvere molto fine di corindone, diamante o pietra di Naxos. Queste polveri abrasive marcavano all’interno le forme concave che producevano gli intagli. Le forme delle punte del trapano di ferro erano molto varie: andavano dalla forma arrotondata, a quella semi-arrotondata, troncoconica, conica, piana ecc.
La preparazione dell’intaglio prevedeva un primo abbozzo del disegno sopra un materiale morbido come cera o argilla, e poi si procedeva alla incisione sulla pietra con il trapano, seguendo però un disegno già precostruito. Il processo andava poi avanti sulla pietra a colpi di differenti trapani, usati ciascuno in base alla zona che si scolpiva. L’importante era arrivare alla forma di base per poi eseguire le migliorie necessarie. Infine si pulivano le zone ancora non finite.
Le pietre che erano utilizzate in antichità per la creazione di intagli erano quelle che secondo la credenza antica erano più legate alla magia o addirittura dotate di potere magico. Il colore era anche un elemento fondamentale per gli antichi per determinare il loro potere.
Complessivamente, le pietre che maggiormente sono utilizzate nella glittica appartengono al gruppo geologico che è denominato quarzo. A questo gruppo appartengono pietre variegate e che assumono anche colori molto diversi tra loro (cristallo di rocca, ametista, calcedonia, cornalina, agata, onice, sardonice). Gli amuleti che si credeva fossero dotati di un forte potere magico appartenevano alla varietà granulata del quarzo, più impura e chiamata diaspro, ma che era fornita di una grande varietà di colori.
Bibliografia La tecnica di incisione delle pietre dure ( di Rosanna Montanaro)